
CHIESA di SANTO SEPOLCRO
Parma, Strada della Repubblica 76
La chiesa
originaria risaliva al 1100. Le prime notizie si hanno nel 1136. L’attuale fu
costruita nel 1257. Di stile gotico, è stata ampiamente modificata. Finestrelle
goticheggianti si scorgono ancora solo sul lato sinistro. La facciata era a
capanna, con un grande rosone: visibili alcune tracce sopra la trifora; la
porta era preceduta da un nartece. Nel 1506 la si volle adattare al gusto
rinascimentale, decorando la porta e le finestre e inserendovi paraste in arenaria
scolpite da Bartolomeo Pradesoli su disegno di Jacopo da Modena. Numerose, in
seguito, le modifiche che perdurarono per tutto il Seicento. La fiancata destra
fu ristrutturata secondo lo stile neoclassico nel 1780 su disegno di Antonio
Brianti. L'interno è a una sola navata con arcate gotiche e cinque cappelle per
parte più due parallele al santuario. Stupendo è il soffitto ligneo, intagliato
tra il 1613 e 1617 da Lorenzo Zaniboni e Giacomo Trioli. Le stazioni della Via
Crucis, opera dello scultore Giuseppe Carra (1766 – 1821), sono in terracotta
policroma. Nella sagrestia vi sono mobili dell'artigianato locale del '600 e
'700, nonché diversi dipinti. Il chiostro dell'antico convento dei Canonici
Lateranensi, annesso alla chiesa, è ora di proprietà delle Suore Domenicane
della B. Imelda (entrata da Borgo Valorio). Di elegante architettura
rinascimentale, venne ricostruito tra il 1493 e il 1495 da Ziliolo da Reggio; i
capitelli e le colonne sono di Antonio Ferrari d'Agrate, mentre il cornicione
in terracotta con festoni e teste d'angeli è di fattura cremonese.
IL CAMPANILE
Di stile barocco
venne innalzato nel 1616 su progetto attribuito a Simone Moschino. Il corpo
principale prismatico
quadrangolare è di ordine dorico: ad esso si
sovrappone un altro di ordine ionico con ampie finestre a trifora su ogni lato.
Altre finestre si trovano più in alto sulle parti rientranti con cornici
variamente modanate. Il campanile è arricchito da due logge con ringhiera,
e termina con
una cuspide a gonfiature portante la
croce. Fu innalzato nel 1616[1].
Le campane
erano state requisite dal fascismo il 19 ottobre 1942, per farne ordigni di
morte. Con il bronzo restituito sei anni dopo la guerra, si poterono fondere
tre campane, che furono poi consa-crate da S. E. mons. E. Colli il 18 febbraio
1951. Ogni campana è dedicata ad un Santo: S. Giovanni Bosco, Beata Vergine
Addolorata, Sant’Ubaldo e Santa Felicola.
Nel 1849 si
fecero lavori di restauro che comportarono la spesa di lire 6.080. Nel 1863 si
ripararono i danni prodotti da un fulmine. Nel 1904 si rinnovarono le sfere in
macigno, una delle quali si era infranta ed era caduta sul tetto della
canonica. Il terremoto del 1920 lo danneggiò seriamente, per cui fu necessario
un intervento del Comune che ne rinnovò il coronamento. Il terremoto del
1971 lo danneggiò di nuovo e
alla sua riparazione contribuì il Ministero con la somma di lire 10 milioni.
L'arco delle campane fu rifatto dalla ditta Capanni nel 1968; dal Natale 1969 il campanile ha ripreso a suonare le ore con precisione cronometrica. Il vecchio orologio, da parecchie decine d'anni completamente fuori uso, è stato sostituito con uno nuovo, collegato ad un impianto elettronico che permette di suonare le ore, l'Ave Maria, a festa o a lutto.
CAPPELLE -
Entrando dall’ingresso principale, Piazzale San Sepolcro, da destra verso
sinistra:
1ª a destra: Cappella Cusani -
Cappella di S. Ubaldo
Monumento
sepolcrale del giureconsulto Francesco Cusani. Eretto nel 1550 da Nicostrato
Magnani (1532-1611). Lavoro elegante, soprattutto la parte superiore. Al centro
del pavimento, il fonte battesimale, opera in bronzo dello scultore G. Rivara.
Assai
pregevole il polittico in affresco. Le figure risentono del Pinturicchio e
della Scuola Umbro-Toscana. Ha grande valore artistico e iconografico.
«L'affresco
- dice il Soncini - è apprezzabile, particolarmente per le vive e movimentate
scene che rappresenta, per l'iconografia e per i costumi tradizionali dei
quattrocentisti.
Tutto il
lavoro è diviso in due piani e l'inferiore scompartito, a sua volta, in due
chiusi campi laterali e un vano libero di centro, ottenuti sapientemente da
un’inquadratura di quattro ornatissime paraste, sorgenti con le basi da uno
zoccolo di fondo. Il superiore presenta invece un tabernacolo con fronte e
cimasa e due spazi dalle parti, delimitati ognuno da un grazioso giro, quasi a
volute, di due cornucopie dagli orli combacianti e ricolmi di mele.
Al centro
inferiore sta S. Ubaldo, in piedi, con mitria, camice bianco e
piviale, finissimamente lavorato in tutta la sua ampiezza, e con stolone ancor
più prezioso, sul quale corrono figure di Santi che scintillano di ori e di
gemme dalle loro apposite nicchie. Si scorgono i santi: Stefano protomartire,
Orsola vergine, Giuda Taddeo, Giovanni evangelista, Pietro e Andrea apostoli,
Lorenzo diacono. Sul fermaglio del piviale è miniato il Redentore risorto.
Altre miniature sono raffigurate nelle gemme della mitria.
S. Ubaldo impugna
il pastorale per schiacciare un demonio nero, che gli sta impotente e rabbioso
ai piedi. Nello zoccolo vi è la scrittura: S. Ubaldus Eugubinus episcopus
maximus demoniorum impugnator (S. Ubaldo, vescovo di Gubbio, potentissimo
avversario dei demoni).
Nello scomparto
laterale di destra è l’arcangelo Michele che affonda la lancia nel ventre
di un demonio, il quale sta in agguato per rapire un'anima. Sotto, la scritta:
S. Archangelus Michael animarum custos (S. Michele Arcangelo custode delle
anime).
Nello scomparto
si sinistra sta l’arcangelo Raffaele, l'Angelo della luce e delle vie del
bene, che accompagna per mano il giovane Tobiolo, il quale guarda il cielo,
indicatogli dall’angelo. Sotto è la scritta: Sanctus Angelus Raphael hominum
languoribus medens (il santo angelo Raffaele, medico delle infermità umane).
Nel riparto
superiore è raffigurata la sintesi della redenzione: al centro vi è il
Cristo mentre gli angeli lo adagiano nel sepolcro; sopra lo Spirito Santo in
forma di colomba; sulla destra l'arcangelo Gabriele e sulla sinistra Maria
Annunciata. Nelle basi delle quattro paraste vi appaiono S. Pietro e S. Paolo,
nelle due di mezzo S. Felicola e S. Maria Maddalena nelle due estremità. Autore
dell'affresco, secondo alcuni, sarebbe Alessandro Araldi (1460-1528), ma altri,
come il Copertini, ne dubitano.
La cappella raccoglie alcune anfore olearie
apule, rinvenute in un sotterraneo di questa chiesa. Importate tra la seconda
metà del II e la prima metà del I sec.
a.c. nella pianura padana, esse sono sinora l'unica testimonianza archeologica
di Parma repubblicana[2].
2ªCappella - Cappella Mariotti
Sotto il
pavimento era la tomba delle famiglie Mariotti e Olivetti. Nell’ancona vi è la
tela di Pier Antonio Bernabei, eseguita nel 1621, rappresentante la Vergine con
il Bambino, S. Francesco d’Assisi, S. Pietro, S. Paolo e Sant’Agostino. Sulle
pareti laterali, due quadri attribuiti a Lorenzo Ferramonti (metà del 1600) e
illustranti apoteosi eucaristiche.
3ª Cappella – Bussola d’entrata
Divenne
passaggio quando si rifece il pavimento della chiesa. All’esterno, il portale
neoclassico; all’interno, una bella bussola settecentesca. Nella parete
orientale un quadro ad olio della metà del 1600. Nella parete occidentale
quadro della scuola di Lionello Spada, raffigurante Sant’Agostino.
4ª Cappella - dell'Angelo Custode
Vi domina
l'elegante dipinto di Gian Bettino Cignaroli, eseguito nel 1754. L'altare e
l'ancona - pregevolissimi - sono in marmo policromo. Nella parete
occidentale: tela secentesca rappresentante la Vergine con il Bambino e S.
Francesco, di scuola bolognese: seconda metà del Seicento. La tela della parete
orientale raffigura la Madonna, il Bambino, S. Elisabetta, S. Giovannino e
S. Giuseppe. E' di Sebastiano Vercellesi (1603-1657), rinomato scolaro di
Lionello Spada. La Madonna è di ispirazione correggesca.
5ª Cappella – Trasformata
per adattarvi il palco orchestrale, che guarda nel presbiterio, di fronte
all’organo. Sulla parete orientale quadro della scuola di Lionello Spada
raffigurante Sant’Antonio di Padova.
6ª Cappella della pietà – A
destra dell’altare maggiore
La Madonna,
di bellissime fattezze, piange il Cristo morto. La tela è attribuita a Giulio
Cesare Amidano (Parma 1550 - 1630).
L'ALTARE MAGGIORE
Autentico
capolavoro in marmo policromo: rosso e giallo di Verona, giallo di Siena,
bianco di Carrara e nero del Belgio. Sotto la mensa, in un'urna barocca, il
corpo di S. Felicola, vergine romana, martirizzata nei primi decenni del
cristianesimo.
Il nuovo altare, l’ambone
e la presidenza, in bronzo, sono opera recente dell’arch. fra’ Costantino
Ruggieri dei Frati Minori, fra le cui opere si cita il nuovo santuario del
Divino Amore a Roma e la cappella feriale nel Duomo di Milano. S.E.
mons. Cesare Bonicelli ha celebrato la dedicazione del nuovo altare il 14 settembre 1997.
L'ABSIDE - La volta e
le lunette sono affrescate da Cesare Baglioni (1525-1615), le pareti da
Ferdinando Galli, detto il Bibiena (1657-1743). Al centro del catino è il
grande quadro della Risurrezione (1670) di Francesco Monti (Brescia 1646 -
Parma 1712). E’ racchiuso in una fastosa cornice intagliata e dorata. Le due
recenti vetrate del prof. Luigi Bini, che raffigurano l'Angelo e la Pietà, non
sono in contrasto con il complesso artistico del passato e i suoi quattro stili:
antico, cinquecentesco, barocco, neoclassico.
IL CORO –
dietro l’altare maggiore – è di fattura settecentesca.
Nell'architrave principale della
chiesa, sopra l'altare maggiore, nel 1974
è emerso un bell’affresco. Sotto l’altare maggiore, durante gli scavi per il riscaldamento ad aria del 1971,
si presentò una stanza ad archi nei quali sono riposte varie salme, ormai
consunte, con alcuni frammenti di paramenti sacerdotali. Forse, appartenevano
ai Canonici Lateranensi, officianti nella chiesa.
7ª Cappella degli Oddi – a
sinistra dell’altare maggiore
Fu costruita
nel quattrocento dal can. Antonio Oddi, il quale la fece pure arredare,
dipingere e disporre per il proprio sepolcro e per quello dei Canonici Regolari
Lateranensi della Regola di Sant’Agostino, ufficianti la chiesa. Lo stesso Oddi
ordinò, nel 1465, allo scultore veronese Alberto Tajapreda la pietra tombale,
che lo raffigura sul giaciglio di morte, vestito da sacerdote. Tale bassorilievo,
interessantissimo sotto l'aspetto scultorio e iconografico, è il monumento più
antico di questa chiesa. Sopra è la seguente iscrizione:
MCDLXV. VENERABILIS DOMINUS ANTONIUS
DE ODIS, CIVIS ET MAJORIS ECCLESIAE
PARMENSIS CANONICUS
HANC CAPELLAM
EXPENSIS SUIS A
FUNDAMENTIS
EXTRUCTAM, ET
PRAETIOSIS ORNAMENTIS
DECORATAM, DOMINO DEO,
ATQUE
GENITRICI SUAE VIRGINI MARIAE ET AURELIO
DIVO AUGUSTINO
DEDICAVIT,
ATQUE IN EA PRO SE ET
CANONICIS REGULARIBUS
HUIUS ECCLESIAE
SEPULCRUM
ESSE VOLUIT '. ANTONIUS
ODDI[3]
Sul listone
traverso della pianeta è la scritta: PECCAVI DOMINE - MISERERE MEI
Di fronte, sopra l’altare, S. Agostino a colloquio con S. Monica - di Alessandro Bernabei (1580 – 1630).
8ª Cappella
– Trasformata
per adattarvi l’organo. La cassa armonica, di legno intagliato e dorato di tipo
“serliana”, risale al 1500; l’organo è stato arricchito di registri dal 1600 al
1800 e il tutto è stato restaurato nel 2005.
In alto, è
visibile un dipinto del 1500 raffigurante Santa Cecilia. All’interno della
cappella, non visibile al pubblico, vi è un’iscrizione marmorea con stemma di
Pier Maria Rossi, quinto Conte di Berceto, qui sistemata nel 1475, per
ricordarne le benemerenze verso la chiesa.
9ª. Cappella - di S. Ubaldo. Sull'altare è una bella tela, eseguita
prima del 1723 da Sebastiano Galeotti (1676-1746) e restaurata nel 1971.
Raffigura S. Ubaldo che libera un indemoniato. L'ancona è di Marco Callegari
della seconda metà del Cinquecento. Sulle pareti laterali altre due
raffigurazioni di S. Ubaldo, attribuite forse, nella metà del Seicento, ad un
seguace di Giovanni Lanfranco. Il confessionale è opera di artigianato locale
della fine del Seicento.
10ª Cappella - dell'Addolorata.
Affreschi
eseguiti alla fine del Seicento. L'autore, ignoto, si ispira all’arte di Guido
Reni. La volta è la parte migliore di
questi affreschi. L'altare, con la relativa ancona, di stile barocco, sono
lavori di notevolissimo pregio. Bella la nicchia con cornice polisagomata. La
settecentesca statua dell'Addolorata, in legno,
è opera preziosa: è certamente la più bella di Parma ed una fra le
migliori d’Italia. I due angeli senz’ali sono in legno dipinto in bianco.
11ª Cappella – di S. Sebastiano e
S. Rocco
Sopra
l'altare è Gesù in gloria, adorato dai Santi Sebastiano e Rocco. Fra i due
Santi è il panorama di Parma. Eseguito da Alessandro Mari nella seconda metà
del Seicento. Nell'antisagrestia c'è uno stesso soggetto dipinto da A.
Bernabei. Nella parete orientale sono rappresentate le mistiche nozze
di S. Caterina da Siena. E' una delle opere principali di Lionello Spada (1576-1622),
anche se, quando lo sorprese la morte, non era ancora terminata. Nella parete
occidentale, l'altro grande dipinto ad olio rappresenta S. Patrizio che
scaccia i demoni dall'Irlanda. Ne è
autore Giovanni Francesco Cassana, pittore genovese, vissuto nel
Seicento. E' uno dei quadri più pregevoli della chiesa. Il crocifisso ligneo è
del 1602, ordinato dalla Badessa del Convento di San Basilide di Parma.
12ª Cappella - di S. Giuseppe
La Compagnia
di S. Giuseppe ordinò ad Antonio Allegri da Correggio una nuova ancona e un
nuovo quadro per l'altare. Si poté inaugurare il tutto il 2 giugno 1530. Il
lavoro del Correggio è la celebre tavola della «Madonna della scodella »,
definita dal Vasari "pittura divina".
Nel 1796 la
preziosa tavola fu rapita dai Francesi come bottino di conquista e portata a
Parigi. Restituita dopo 22 anni alla fabbriceria di San Sepolcro, la quale a
sua volta la donò alla Pinacoteca di Parma nel 1893. Al suo posto vi è ora la
copia attribuita ad Alessandro Mari (1650-1707).
La volta è
affrescata dal cremonese Cesare Baglioni (1525-1615).
Nelle lunette: natività; sposalizio della Vergine.
Nella
cappella sono stati recentemente posizionati dei grandi quadri, eseguiti nel
primo ventennio del 1600 da allievi di Lionello Spada.
Il secondo a
destra rappresenta Papa Leone Magno; dietro S. Frediano Re, poi Vescovo,
entrambi riconoscibili dalle insegne. Il primo a sinistra, è probabilmente il
martire S. Aquilino; gli altri Vescovi non sono stati identificati.
[1] A memoria della sua erezione si legge scolpita la
seguente lapide: DOMUS. DEI. DECOREM. HARUMQUE. AEDIUM. PATRIAQ. HONORIFICENTIA
DILIGENTER. CANONICI. REG. LAT. TURRIM.
HANC
EREXERE RANUTIO PARM. DUC. IV FELICITER. REGNANTE ANNO D. MDCXVI
[2]
Mirella CALVANI MARINI, 'Un ritrovamento d'anfore
apule e la sede della prima colonia romana a Parma' in "Aurea Parma"
LVIII, (III) ,1974.
[3] Traduzione: "1465. Il venerabile Antonio Oddi, cittadino e
canonico della Chiesa Maggiore parmense fece costruire a proprie spese questa
Cappella e - abbellita di preziosi ornati – la dedicò. a
Dio Signore e alla Madre
sua la VergIne Maria e a S. Aurelio Agostino e volle che in essa ci fosse il
sepolcro per sé e per i canonici regolari di questa chiesa. ANTONIO ODDI